Alla cantina di Carpi e Sorbara: lambrusco oltre i confini

Lambrusco Valley continua a parlarvi dell’attività della cantina sociale di Carpi e Sorbata. In questo post, il vicepresidente, dott. Carlo Piccinini, ci offre interessanti informazioni sull’esportazione del lambrusco.

 

Abbiamo visto che partecipate anche a eventi organizzati all’estero, come il Prowein di Düsseldorf …

 

cantina_carpi_sorbara004Sì, destiniamo un piccolo budget alla partecipazione a eventi del genere. Il Lambrusco in questo momento ha molto successo nel mercato internazionale, quindi è importante promuoverlo anche in altri territori. Però all’estero andiamo a intercettare soltanto una piccolissima fascia di mercato.

 

Nel nostro territorio, un consumatore riesce ad apprezzare un Sorbara DOC, piuttosto che un Salamino o un Grasparossa, e ne vede le differenze. All’estero è più complicato scendere nello specifico. Questo non vuol dire che sia impossibile. Sono dei mercati che bisogna sviluppare, piccoli ma con delle belle potenzialità. Stiamo crescendo molto per quanto riguarda questo genere di interventi. Quando quattro anni fa abbiamo cominciato a dare, qui a Sorbara, un impulso sul reparto bottiglia, siamo passati in tre anni da circa 600 mila bottiglie a 1 milione 750 mila. Eravamo riusciti a triplicare il lavoro, ma purtroppo quest’anno, a causa del terremoto, la nostra attività di imbottigliamento è calata. Per un mese siamo stati chiusi, e abbiamo dovuto bloccare completamente la produzione.

 

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Il lambrusco è molto apprezzato all’estero?

 

Decisamente sì, fa numeri incredibili in tutto il mondo. Credo che siamo secondicome numero di bottiglie, solo allo champagne. In Brasile, un paese emergente, più del 50% del vino italiano è Lambrusco. Nei paesi più caldi, latini, il Lambrusco va molto bene.

 

Purtroppo l’esportazione del vino è molto limitata dalle trafile burocratiche e dai dazi. Il Brasile sul vino europeo ha dei dazi esagerati, che Paesi vicini e più abituati al consumo di vino, come l’Argentina, non hanno. L’importatore brasiliano deve pagare il 150% del costo della bottiglia più il trasporto per sdoganare la merce. Vuol dire che una bottiglia che parte a 2€ dall’Italia arriva sugli scaffali brasiliani a 14€.

 

Negli Stati Uniti la giurisprudenza parte dal proibizionismo, con la Champagne Tax. Sono 75c di dollaro a bottiglia. È un dazio che su una bottiglia di champagne incide poco, ma su una bottiglia di Lambrusco diventa un valore sensibile.

 

I nostri vini negli Stati Uniti vengono proposti sullo scaffale a 20 dollari.

 

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Il futuro della cantina, quindi, sarà all’insegna dell’internazionalizzazione e dello sviluppo dell’imbottigliamento?

 

Assolutamente sì. Questo sono i miei obiettivi, che sono condivisi dal resto della cooperativa. L’idea è quella di arrivare almeno a un 20% del fatturato che derivi dall’imbottigliamento, perché una cantina grossa come la nostra ce la deve fare. Vogliamo arrivare ai 5 / 6 milioni di bottiglie prodotte all’anno. Vogliamo continuare a fare prodotti di alta qualità. È ovvio che se andassimo a fare concorrenza sui prezzi, entreremmo in conflitto di interessi con gli imbottigliatori che comprano il vino da noi. Noi non siamo interessati a competere sul prezzo.

 

Questo lo hanno capito anche gli imbottigliatori locali che, a differenza da quanto di potrebbe pensare, stanno appoggiando questo nostro progetto.

 

(CONTINUA…)

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